Un bellissimo Consiglio Comunale

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Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte, il Consiglio comunale di Ravenna ha riservato parte della seduta di martedì 8 novembre alla memoria di Olindo Guerrini, alla presenza di una grande partecipazione di pubblico. La presidente Livia Molducci ha parlato della carriera istituzionale e politica di Guerrini, consigliere comunale e assessore di fine Ottocento, attraverso lettere e verbali della Giunta comunale depositati alla Classense.

Sono poi seguiti i brevi discorsi dei capigruppo consiglieri Giannantonio Mingozzi del Pri, Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna. La parola è poi passata allo studioso Franco Gabici che ha presentato la biografia di Olindo Guerrini corredata di episodi legati in particolari alla sua romagnolità. Del Guerrini/Stecchetti poeta romagnolo si sono occupati Nevio Spadoni ed Eliseo Dalla Vecchia che hanno recitato alcune opere tra cui “Il cicerone ravignano”, “Da la zabariona”, “Il trittico dei ravignani illustri”, e “Gita di piacere”.

L’INTERVENTO DELLA PRESIDENTE LIVIA MOLDUCCI

Oggi dedichiamo una parte del consiglio comunale al ricordo di Olindo Guerrini nell’ambito delle celebrazioni organizzate dalla Associazione amici di Olindo Guerrini nel centenario della morte del poeta e intellettuale romagnolo… Lo ricordiamo in una seduta consiliare perché egli è stato un amministratore di questa città. Nacque a Forlì nel 1845, città natale della madre, ma la sua vera patria fu Sant’Alberto dove risiedeva la sua famiglia. Il padre gestiva la farmacia del paese, ed egli qui visse la sua infanzia fino al trasferimento a Bologna, in età adulta. Frequentò il collegio municipale di Ravenna per cinque anni, manifestando da subito un carattere irrequieto ed insofferente all’educazione che definì “pedante e formale”, senza vita, tanto da esserne espulso per indisciplina. Nel tentativo di correggerne il carattere, nel 1859 il padre lo inviò al collegio nazionale di Torino, dove frequentò i corsi ginnasiali.

Uscito dopo il secondo anno di liceo, trascorse un periodo di “scioperataggine”, ma riuscì comunque a ottenere la licenza. Nel 1865 si trasferì a Bologna e qui si iscrisse all’Università, a giurisprudenza. Nonostante lo scarso interesse che nutriva per quel tipo di studi si laureò ed entrò in uno studio di avvocati, ma capì ben presto che la pratica forense non faceva per lui. Animato da entusiasmi risorgimentali, sull’esempio del più anziano cognato, Domenico Nigrisoli, Olindo Guerrini si iscrisse alla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sant’Alberto fin dalla fondazione, nel 1866, mentre era ancora giovane studente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna.

Nel 1866 Olindo Guerrini aveva poco più di vent’anni e non era ancora conosciuto per l’attività di letterato e giornalista che l’avrebbe reso famoso, né come autore delle popolarissime rime poi pubblicate con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, ma già manifestava quella tendenza a concepire la cultura come servizio civile (in seguito caratteristica di tutta la sua attività intellettuale) e l’istruzione come una conquista democratica, e tali convinzioni lo spinsero a proporre ai soci della neonata Società Operai la costituzione della “biblioteca popolare circolante di Sant’Alberto”, nella realizzazione della quale egli rivelò e affinò le capacità che avrebbe più tardi messo in luce nella sua attività di bibliotecario dell’ateneo bolognese. La società Operaia di mutuo Soccorso di Sant’Alberto, che quest’anno ha celebrato i 150 anni della sua fondazione, inaugurò nel 1872 la sua biblioteca popolare circolante, antesignana del moderno bibliobus di cui l’Istituzione biblioteca Classense si è dotata nel 2003, e ancora oggi la raccolta di volumi scelta e voluta da Olindo Guerrini è conservata presso Casa Guerrini divenuta anche sede della biblioteca civica decentrata di Sant’Alberto.

Abbandonata la professione legale partecipò attivamente, invece, alle vicende politiche locali e alla vita politica della città ricoprendo la carica di consigliere comunale di Ravenna dal 1870 al 1877, negli anni 1873-74 fu anche assessore e poi nuovamente consigliere dal 1879 al 1883. Furono questi gli anni nei quali Olindo Guerrini scrisse e pubblicò le sue opere con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti e che ebbero un enorme successo. Dagli atti conservati nell’archivio storico comunale consultati per l’occasione da personale dell’Istituzione biblioteca Classense che ne cura la conservazione e che ringrazio, risulta che Olindo Guerrini partecipò attivamente alla vita amministrativa della città Nei verbali delle sedute della Giunta Comunale sono riportate alcune sue proposte: tra le altre, una per il collocamento di una lapide a Mazzini.

Nel verbale della seduta del 6 ottobre 1873 si legge: “Il consigliere Olindo Guerrini dice essere egli del parere della giunta circa il non sembrargli opportuno il luogo richiesto (cioè murarla a lato della tomba di Dante come sostiene il consigliere Augusto Branzanti) e legge la seguente proposta: Il consiglio approvando l’operato della giunta l’invita ad aprir pratiche colla commissione della consociazione operaia repubblicana perché la lapide in onoranza a Mazzini sia collocata in luogo più conveniente alla memoria di Mazzini stesso e in luogo che non sia accessorio ad altro monumento.” La proposta viene approvata con voti favorevoli 24 e contrari 4.

Olindo Guerrini si insedia in Giunta il 13 ottobre 1873 e in quella seduta interviene nella discussione dell’oggetto riguardante “Atterramento della croce nel piazzale delle cappuccine”: “desidero richiamare l’attenzione della giunta sulla convenienza di togliere tutti indistintamente gli emblemi religiosi sparsi per la città. La giunta […] delibera di prendere ad esame la proposta dell’assessore Guerrini […]”. In questa proposta riemergono le insofferenze manifestate fin da giovane nei confronti delle pratiche religiose. Nei suoi scritti autobiografici si legge infatti che: “La religione era seccante per pratiche esteriori infinite, le quali mi resero odioso per tutta la vita il culto ed i suoi ministri in genere”. Nella seduta di giunta del 20 novembre interviene a proposito della: “Domanda del prof. Ruggeri [già direttore] per essere autorizzato a dare l’insegnamento di lettere italiane nell’istituto tecnico”. “Gli assessori Mascanzoni e Olindo Guerrini si mostrano contrari a questa domanda [temono che trascuri il suo compito di direttore].”

Nel 1875, l’11 settembre partecipa in qualità di consigliere alla discussione per l’approvazione delle condotte medico chirurgiche di città. Prende la parola per chiedere che si aumenti lo stipendio dei medici in considerazione del fatto che sono aumentate le loro attribuzioni. Ugualmente chiede che il Consiglio possa prendere qualche misura più severa per punire i medici che non adempiono al loro dovere come vien fatto per ogni altro impiegato “Se per malaugurato evento il medico chirurgo trascurasse gli obblighi inerenti all’ufficio suo o tenesse condotta riprovevole e atta ad ingenerare discredito all’arte medica sarà in facoltà del Sindaco di ammonirlo e in caso di recidiva proporre alla Giunta una parziale ritenzione dello stipendio”. Dietro le osservazioni dell’assessore Gioacchino Rasponi non insiste più sul punto e il capitolato viene approvato senza questa previsione. Nel 1876 il 21 gennaio interviene per lamentare l’indecenza dei vagoni del treno nel troncone Castelbolognese – Ravenna e chiede alla giunta di occuparsi della questione per una miglioria che non coinvolga solo i vagoni di 1a classe, ma tutto il treno.

Guerrini interviene poi sulla questione della condotta del dott. Fornara, medico condotto di Sant’Alberto, che trascura gravemente i suoi doveri. Guerrini attribuisce i problemi continui che le condotte mediche del forese hanno, alla scarsa retribuzione offerta ai medici. In questo modo i concorsi vanno deserti, i migliori medici non sono invogliati a partecipare. Sempre nella stessa seduta interviene sulla proposta di istituire dei sussidi per inviare tre giovani a studiare ostetricia a Bologna. Guerrini “osserva che non solo bisogna occuparsi di mandare le giovani ad apprendere l’ostetricia all’università di Bologna ma conviene seriamente che il Consiglio si occupi di sistemare il servizio ostetrico specialmente nelle campagne e per ciò si raccomanda alla giunta ed alla commissione sanitaria municipale”.

Nel carteggio amministrativo del comune conservato nell’archivio della Classense sono poi presenti due lettere scritte da Olindo Guerrini al Sindaco in carica. La prima datata 12 giugno 1882 così recita: “Se il Comune credesse di far qualche cosa in occasione della morte del Generale Garibaldi, la pregherei di voler prendere in considerazione anche queste mie proposte: 1) porre lapidi commemorative nei luoghi dove il Generale fu ospitato durante l’agosto del 1849 e qui ve ne sarebbero due, avendo già i cittadini provvisto alla fattoria di Mandriole ed al luogo dove fu sepolta Anita, 2) Dare un sussidio a coloro che salvarono il Generale col pericolo della vita e che ora versano in ristrettezze ed alcuni in miseria. E qui ce ne sarebbero tre… Agli altri si potrebbe provvedere con una medaglia di alta onorificenza. Comunque sia le raccomando specialmente le tre persone nominate, cadute in povero stato non per colpa loro e dopo una vita laboriosa ed onesta” La seconda lettera, datata 5 aprile 1883, riporta le sue dimissioni dalla carica di consigliere e la rinuncia a far parte della Commissione per la storia del passaggio di Garibaldi in Romagna, poiché egli si era stabilito definitivamente a Bologna dove aveva trovato occupazione presso la locale Biblioteca universitaria.

Fu consigliere comunale anche a Bologna nel 1889, per dimettersi però nel 1891. All’attività politica preferì l’impegno giornalistico, svolto sia su testate nazionali sia su fogli, per lo più satirici, di circolazione cittadina e locale, in cui pubblicava con lo pseudonimo di Mercutio. Guerrini fu protagonista poi di una poliedrica attività nei primi anni del Novecento: fu anche console del Touring Club Italiano e famosa fu la sua passione per la bicicletta, la fotografia e la cucina. Fu poi bibliotecario nella città di Genova dove si trasferì fino al 1915 quando fece ritorno a Bologna dove morì il 21 ottobre 1916.

L’INTERVENTO DEL CONSIGLIERE GIANNANTONIO MINGOZZI

Salutiamo oggi nei suoi 100 anni quel Guerrini/Stecchetti che ci fa vivere non solo la figura del romagnolo ironico e burlone che usa la satira come un’arma di gioco letterario, non solo un anticlericalismo intelligente e caustico ma soprattutto l’intellettuale al servizio della funzione civica, l’archivista che ha scritto testi tuttora in uso all’Alma Mater Studiorum, il patriota che con Bartolo Nigrisoli fonda anche la società operaia di mutuo soccorso di S. Alberto della quale celebriamo i 150 anni, salutiamo infine l’amico di Carducci il mazziniano, un po’ socialista e un po’ anarchico che rappresenta tutt’oggi l’esempio e il ritratto di un protagonista vero delle lotte democratiche del suo tempo. La vicenda umana che emerge dai suoi ricordi riflette il percorso impegnato di quante sono nate sotto lo stato pontificio in aree di forte radicamento delle tradizioni democratiche e risorgimentali difese con tutte le proprie forze.

La preoccupazione che questo Consiglio comunale trovasse in Guerrini una motivazione di anticlericalismo da quattro soldi è fuori luogo. Guerrini frequenta il collegio gestito dai religiosi fin dall’età più giovane e lo bolla subito come istituzione imbecille in tempi imbecilli. Ma da quel collegio ha anche la forza di scappare in quella giornata di settembre del 1859 quando insegue con tutti i suoi compagni la carrozza di Giuseppe Garibaldi che porta i resti di Anita. Ci ha fatto compagnia e continua a farlo Stecchetti perché la qualità dei suoi studi, burlatore di successo e di stile come lo definì l’amico e sodale Corrado Ricci, la profondità degli studi rivolti alla società che vive nel suo tempo, il fastidio e ridicolo di alcune figure messe in croce da quel cavaliere stecchettiano sono parte della nostra vita e della storia romagnola come lo sono la capacità di satira rivolta ad esempio a Pio IX ma anche l’esperienza di postuma che vede l’esordio di Stecchetti nei panni decadenti di giovane poeta defunto.

È proprio il giovane Olindo che cominciava a patire belle lettere toccò il compito di scrivere le lettere al sovrano come si chiamava allora il Papa, prima di quel cerimoniale nel quale i bambini riuniti nella sala maggiore dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, dopo tre genuflessioni baciassero il piede calzato della pantofola rossa e quella cerimonia come disse Stecchetti che ci lasciò indifferenti vale più di un’analisi storica del domino pontificio. Per questo dell’anticlericalismo intelligente di Stecchetti ci possiamo fidare. Ci piacerebbe a noi laici ma spero a tutti in Consiglio comunale poter dedicare a Olindo Guerrini un’aula della Facoltà di Beni Culturali dipartimento che ha sede a Ravenna: unirebbe le doti di archivista che ancora reggono in Ateneo con la cultura e il messaggio che questa Romagna ha sempre speso nel mondo grazie a un poeta di rara umanità che gli studi accdemici e le istituzioni è giusto onorino assieme.

ALVARO ANCISI: IL DIO UMANO DI STECCHETTI

Dedicherò questi pochi minuti all’obiettivo di rappresentare l’uomo Guerrini nella sua interezza, al di là dell’immagine comune e dei cliché. Guerrini viene rappresentato innanzitutto come un anticlericale. Questo non significa affatto che egli sia stato irreligioso, e neppure ostile al messaggio evangelico di Cristo. Possiamo dire infatti che abbia nutrito quella fede semplice che aveva ricevuto da sua madre e abbandonato dopo la morte della figlioletta a soli quattro anni, ma che l’ha portato, nonostante tutto, a confidare nella benevola accoglienza di Dio. Lo dimostra la “Preghiera della sera (Libera nos a malo)”, una sua poesia contenuta in “Postuma”, pubblicazione della quale si parla poco, anche se è stata tra le più vendute dell’Ottocento.
Preghiera della sera

(Libera nos a malo)

De’ miei semplici padri antico Iddio
Se vana ombra non sei,
Dio di mia madre in cui fanciullo, anch’io,
Innocente credei:
Se pur tu scruti col pensier augusto
De’ nostri cori il fondo,
Se menzogna non è che tu sia giusto
Con chi fu giusto al mondo,
Guarda: dell’agonia patir gli orrori
Ogni giorno mi tocca:
Guarda l’anima mia di che dolori
E di che fiel trabocca!
Ore del mio soffrire.
Avventami, mio Dio, le tue saette,
Mio Dio, fammi morire.

In Postuma, Guerrini si finge Lorenzo Stecchetti, poeta che muore di tisi a trent’anni. La sua preghiera esprime la religione ingenua dei semplici e si rivolge al Dio giusto in cui Guerrini credette da fanciullo, che ancora invoca, ma per morire. Segno di una religiosità in qualche modo istintiva. Guerrini dichiarò in fine di essere sì anticlericale e nemico di ogni apparato, ma di avere un solo dio. Nel preludio di “Nova Polemica”, Stecchetti, difendendo la Scuola Nuova “benché abbia la barba lunga come il Cantico dei Cantici”, respinse l’accusa di non credere in Dio, di non parlare mai della patria, di parlare male delle donne, di fare dell’arte carnale, oscena, brutale, corruttrice, rivendicando il diritto di rappresentare l’uomo nella sua totalità, anche nella sua deformità, non solo nella sua bellezza.

Altro elemento utile per mettere a fuoco l’uomo Guerrini è stato il rapporto col Carducci, verso cui si ravvisa una fedele amicizia che non tradì mai, nemmeno quando Carducci fece la famosa svolta in direzione monarchica, che lo imbarazzò, ma non ne provocò l’allontanamento. Anzi, difese l’amico. Dunque, la politica valeva per Guerrini meno dell’amicizia. Secondo alcuni critici, potrebbe essere stato di spirito socialista. Ma socialista non poté essere, né mai si dichiarò. Del resto, la posizione assunta con Carducci non lo lascerebbe pensare. Lo definirei, in senso culturale più che politico, un progressista, cioè un uomo libero non conformista, proiettato verso il futuro. Lo abbiamo sentito oggi: è stato antesignano della cultura popolare (quando la grande maggioranza del popolo era analfabeta), propugnatore della Nuova Scuola, perfino un ante litteram della Protezione civile (essendo riuscito a portare una sezione dei vigili del fuoco a Sant’Alberto), paladino dell’autonomia dei Comuni e del ruolo democratico fondamentale del consiglio comunale, ecc.
Dunque progressista, e basta.

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