1866 – 2016 | 150 anni Società operaia di Mutuo Soccorso

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Nel 1866 si è costituita a Sant’Alberto una società col titolo di Società Operaia di Mutuo Soccorso.
“La Società applica i principi e le discipline della mutualità. Essa ha per base la solidarietà, per scopo il mutuo soccorso rendendo ai soci, mediante sussidi, meno tristi i giorni della sventura e promovendo e facilitando lo sviluppo delle organizzazioni economiche, culturali e ricreative locali.

A tal fine provvede:
a – alla gestione della Farmacia Sociale;
b – alla gestione della Biblioteca Sociale “Olindo Guerrini”;
c – a svolgere qualunque attività connessa e affine a quelle sopra elencate o necessarie od utili alla realizzazione degli scopi sociali non escluse la promozione e gestione di musei, teatri o sale cinematografiche.” (Art. 2 Statuto Sociale)
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“La vicenda della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sant’Alberto, un sodalizio straordinario per longevità e vitalità, si intreccia e si confonde talmente con quella del paese in cui esso è nato e cresciuto, da poter affermare che la sua storia costituisce un efficace e singolare strumento di osservazione di alcuni dei più significativi eventi che, dal 1866 ad oggi, hanno coinvolto la comunità santalbertese.

Le tre età (…)(dei garibaldini, dei braccianti e dei fascisti), con cui si sono volute segnalare le principali fasi del più che secolare percorso della Società, non documentano pertanto solo la storia del Mutuo Soccorso dalle origini, popolari e mazziniane, al temporaneo azzeramento imposto dal fascismo alle sue istanze democratiche, ma testimoniano anche l’influenza che di volta in volta ebbero su Sant’Alberto dapprima le idealità e i valori del Risorgimento, che per gli abitanti del paese non potevano non coincidere con le gesta eroiche dei protagonisti della Trafila garibaldina, poi le aspirazioni di riscatto sociale espresse tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento dalle masse bracciantili, particolarmente numerose in una terra di grandi bonifiche come Sant’Alberto, infine la dittatura fascista.

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Lettera autografata di Giuseppe Garibaldi, presidente onoriario permanente della Società Operaia

La nascita della Società si colloca non a caso nel periodo durante il quale il paese, reduce da un passato di miseria, in cui solo la pesca di frodo e il brigantaggio avevano garantito qualche forma di sopravvivenza alla popolazione, individuò nei grandi cambiamenti introdotti in Italia da Risorgimento le condizioni per attuare un significativo salto della propria situazione per promuovere a ceto dirigente categorie sociali fino ad allora marginali ed inascoltate, finalmente rappresentative degli interessi della gente del luogo.

E fu nella Società Operaia che esse individuarono la sede più adatta per esprimersi, divulgando i valori di cui erano promotrici e dando così vita a quel legame tra la comunità di Sant’Alberto e il Mutuo Soccorso che per decenni avrebbe alimentato e rinnovato la forza vitale della Società, in un intreccio di esigenze di natura sia materiale che culturale (oltre che affettiva) che solo il fascismo sarebbe stato in grado di spezzare.

Dagli antichi registri dei soci, corredati da scarne ma spesso significative annotazioni su qualche vicenda biografica degli iscritti, emergono brandelli di storie che sono individuali e insieme del paese, capaci di documentare il forte senso di collettività di questa popolazione, che ha elaborato gli strumenti per affrontare concorde la lotta contro le acque come contro la miseria e la malaria.

Si tratta di una affollata e vivace umanità di gente comune, che racconta qualcosa dei propri entusiasmi e delle proprie delusioni, delle sofferenze e delle gratificazioni, della miseria e dell’aspirazione ad emanciparsi e ad istruirsi, in un coro di voci che per decenni ha trovato ascolto e solidarietà tra le file della Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Purtroppo gli unici registri esistenti con i verbali delle riunioni dei dirigenti del sodalizio partono dal 1923, per cui la maggior mole di notizie è relativa al periodo di vita della Società decisamente meno significativo, quello in cui l’attività sociale appariva ormai snaturata, condizionata com’era dalla volontà dei dirigenti del fascio del paese.

Le ragioni del mutualismo sociale erano tuttavia talmente radicate nella popolazione che neppure il regime fu in grado di disperderle, tanto che nel dopoguerra, lentamente, esse ripresero vigore, con una vitalità che ancora oggi non presenta segni di cedimento”

(Claudia Bassi Angelini, La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sant’Alberto,  Ed. Long, Ravenna 1999).

Domenico Nigrisoli

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Domenico Nigrisoli

Per iniziativa del dottor Domenico Nigrisoli, medico condotto del paese per quasi quarant’anni, sorse il comitato promotore della Società, di cui fu socio onorario fin dal 1866, e nella quale rivestì per molti anni la carica di medico sociale. Egli era un esponente significativo di quel ceto borghese colto e illuminato la cui presenza si era sensibilmente sviluppata a Sant’Alberto in collegamento con le necessità di un’economia di traffici e che, fin dal Settecento, si era attivato per il progresso della comunità.

“Fin dal Settecento la sua famiglia aveva esercitato l’arte medica a Sant’Alberto, circostanza che aveva consolidato presso i compaesani il prestigio dei Nigrisoli, alimentando nei loro confronti una forma di rispetto che si accrebbe quando, in virtù del matrimonio con Luisa Guerrini, essi entrarono in vincoli di parentela con il fratello di lei, Olindo, allora giovane studente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna.

Il legame con Olindo Guerrini

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Olindo Guerrini

Animato da entusiasmi risorgimentali e da solide convinzioni repubblicane, sull’esempio del più anziano cognato anche Guerrini si iscrisse alla Società Operaia di Mutuo Soccorso fin dalla fondazione, in qualità di socio onorario.

Nel 1866 aveva vent’anni e non era ancora conosciuto per l’attività di letterato e giornalista che l’avrebbe reso famoso né come autore delle popolarissime rime poi pubblicate con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, ma già manifestava quella tendenza a concepire la cultura come servizio civile (in seguito caratteristica di tutta la sua attività intellettuale) che lo spinse a proporre ai soci del neonato sodalizio la costituzione di una biblioteca popolare, nella realizzazione della quale egli poi rivelò e affinò le capacità che avrebbe più tardi messo in luce nella sua opera di bibliotecario dell’ateneo bolognese.
Inaugurata nel 1872 e per molti anni oggetto di cure scrupolose da parte dei dirigenti della Società, la biblioteca testimoniò il valore attribuito dai soci all’istruzione, considerata una conquista democratica (…). L’analisi dei 450 volumi che costituirono la prima dotazione libraria della biblioteca popolare di Sant’Alberto mette in luce il patriottismo risorgimentale e romantico che fu caro a Guerrini e ai soci fondatori (…)” (idem)

 

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